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Appalti pubblici, niente convenzione Consip se la stazione appaltante riesce a trovare di meglio

Il Ministero dei Beni Culturali non ha aderito alla convenzione quadro e ha appaltato il servizio (gestione della sicurezza) a un costo inferiore. Il Consiglio di Stato: ha fatto bene.

Il Consiglio di Stato assegna al ministero dei Beni culturali una vittoria piena nel contenzioso amministrativo promosso dall’impresa Exitone di Pinerolo (To), specializzata nei servizi di facility management. L’impresa in questione – al centro anche di inchieste della magistratura – era partita all’attacco del Mibact impugnando al Tar Lazio la scelta del ministero guidato da Dario Franceschini di non aderire alla convenzione quadro Consip sul servizio integrato di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Ma la vittoria più grande del Mibact è quella nei confronti della centrale acquisti dello Tesoro. Il Mibact infatti si era “ribellato” alla Consip, rifiutandosi di aderire al servizio oggetto di una apposita convenzione nazionale. Convenzione che, come sempre, è valida “urbi et orbi” per le amministrazioni pubbliche, a partire da quelle centrali. L'”ammutinamento” non è piaciuto alla Exitone che si è trovata nelle condizioni di non poter vendere il servizio oggetto della convenzione. La “ribellione” del Mibact è stata invece pienamente giustificata dal Consiglio di Stato perché il ministero ha dimostrato di aver acquisito regolarmente il servizio per proprio conto, spuntando condizioni economiche più favorevoli di quelle indicate dalla Consip. Quest’ultima circostanza – cioè il risparmio rispetto agli importi standard definiti dalla Consip – è proprio l’unica condizione che l’attuale quadro normativo sugli acquisti centralizzati impone per consentire alla Pa di non acquisire il servizio (o la fornitura o il lavoro) oggetto di una convenzione quadro attivata da Consip. Peraltro, il risparmio economico che è stato spuntato dal Mibact è stato rilevante, come emerge dai numeri che si leggono nella sentenza del Consiglio di Stato n.1937 (Sezione Quinta, presidente Giuseppe Severini, estensore Claudio Contessa): «È sufficiente rilevare – dicono i giudici – che la sommatoria dei costi connessi all’eventuale affidamento all’appellante di tutti i lotti necessari a coprire il fabbisogno in ambito nazionale avrebbe comportato un esborso pari ad oltre 19,52 milioni di euro nel triennio, mentre l’importo a base d’asta per i servizi messi autonomamente a gara dal Ministero è stato pari a circa 14,33 milioni di euro (al lordo del ribasso d’asta)». Per completezza, occorre ricordare che nel 2017 Ezio Bigotti (fondatore di Exitone e del Gruppo Sti) e l’ex consigliere del Consiglio di Stato Riccardo Virgilio (oggi in pensione) erano finiti al centro delle inchieste della procura di Roma nate proprio da alcune gare Consip e da sentenze uscite da Palazzo Spada che avevano come presidente o estensore l’ex giudice. In seguito alle indagini, dal 6 febbraio scorso Ezio Bigotti è stato posto agli arresti domiciliari dalla Guardia di finanza.

(fonte: Il Sole24Ore Edilizia e Territorio).